La partecipazione attiva alla liturgia nelle comunità cristiane.

L’1 e il 2 Luglio, il Villaggio della Speranza ha ospitato il convegno diocesano con le persone disabili “La partecipazione attiva alla liturgia nelle comunità cristiane” promosso dalla Diocesi di Patti con la collaborazione degli Uffici Caritas, catechistico e liturgico rappresentati rispettivamente da Padre Leonardo Maimone, Padre Pio Sirna e Padre Nino Carcione.

A condurre i lavori del convegno è stato il tema della liturgia come azione della comunità, piena, consapevole, attiva e partecipata. Preziosa è stata la presenza del Prof. Davide Lai (Commissione Catechesi per le persone disabili della CEI), il quale, in seguito alla introduzione del Dott. Antonino Zampino, ci ha guidati verso una riflessione sulla partecipazione attiva alla liturgia e, in particolare, sulla scoperta della ministerialità delle persone con disabilità nella liturgia stessa.

Argomento centrale dell’esposizione del Prof. Lai è stata l’importanza della dinamicità nella liturgia, mantenendo gesti nobili e semplici, nel momento in cui si è invitati come singole persone a pregare in comunione con gli altri e a far comunità. Più volte è stato sottolineato come far parte della comunità, non significhi svilire le caratteristiche del singolo, ma recuperarle, accoglierle e salvaguardarle affinchè tutti ne traggano beneficio, perchè ciascuno è un dono per l’altro e “deve farsi lievito fecondo che porta frutti”, usando le parole di S. E. Mons. Guglielmo Giombanco.

In entrambe le giornate del convegno, a seguito degli interventi del Prof. Lai e di S. E. Mons. Guglielmo Giombanco, i presenti hanno continuato la loro riflessione sulla partecipazione attiva alla liturgia, i sensi e le testimonianze all’interno dei tre laboratori previsti: disabilità intellettiva, disabilità visiva e disabilità uditiva. Dopo il dibattito avvenuto nei tre laboratori, ciascun coordinatore ha esposto in assemblea la restituzione di quanto emerso; questo è stato un momento particolarmente coinvolgente, poichè abbiamo avuto modo di apprendere le criticità legate al coinvolgimento ed alla partecipazione delle persone con disabilità alla celebrazione liturgica e di ascoltare le interessanti testimonianze di diversi membri delle comunità parrocchiali intervenuti.

La dottoressa Anna Zampino ha condiviso con l’assemblea una riflessione sull’esperienza diretta di Ivano, intervenuto nel laboratorio da lei coordinato: l’obiettivo non è quello di trovare un ruolo che soddisfi i nostri bisogni, ma di capire i bisogni della comunità e spendersi per arricchirla. È emerso, inoltre, quanto sia importante che ognuno di noi svolga il ruolo di facilitatore, impegnandosi a far sentire la persona con disabilità non oggetto dell’azione, ma soggetto della relazione, diversamente l’indifferenza crea delle barriere.

“Prima di ogni cosa, oltre la disabilità, siamo persone, pertanto non vengono prima i limiti, ma le potenzialità”, queste le parole della dott.ssa Simona Ceraolo, che nel laboratorio sulla disabilità visiva, da lei coordinato, ha raccontato, attraverso la sua esperienza, quanto sia stato prezioso aver avuto accanto qualcuno che sapesse valorizzare le sue inclinazioni ed ha sottolineato come questo potrebbe essere una risorsa utile e fondamentale per il percorso di ogni persona. Un altro esempio, a testimonianza di quanto detto, è quello di Piergiorgio Zampino, che durante il convegno ha descritto quanto sia ricca e attiva la sua vita nell’ambito della parrocchia e delle associazioni di cui fa parte. In ciascuna di esse, Piergiorgio ha ruoli che valorizzano i suoi punti di forza e portano un contributo considerevole al gruppo: per esempio, ha parlato del suo più recente incontro, avvenuto in Puglia, nell’ambito dell’associazione AMI (Associazione Missionaria Internazionale) e dei suoi compiti quotidiani all’Anffas che affronta con maturità e grande senso di responsabilità. Il convegno, in definitiva, non va considerato come punto d’arrivo ma di partenza, un sassolino, una domanda aperta, pungente, che deve ricordarci che ognuno di noi può essere strumento di cambiamento.

“Se la persona con disabilità viene accolta e supportata da un contesto di vita facilitante, capace di comprendere e valorizzarne le inclinazioni, la vita potrà assumere una gamma di colori ampia e dalle sfumature inaspettate”. (Anna e Piergiorgio)


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